Sentieri della Cultura

Religioso

Conoscere una regione comporta non solo la conoscenza dei luoghi fisici, ma anche un contatto, un rapporto, un’implicazione con la sua storia, la sua cultura, la sua vita religiosa. Alla valorizzazione di quest’ultimo aspetto vuol contribuire il presente lavoro che vuole ricordare solo alcune delle numerosissime chiese che in maniera capillare e pressoché uniforme coprono il territorio provinciale.

La Provincia di Nuoro è una terra ricca di tradizioni e costumi e non tutti sanno quanti luoghi incantati sono nell'entroterra, luoghi dove la spiritualità è molto forte e dove sono sorti in tempi molti remoti, chiese ed eremi che meritano di essere visitati. Etimologicamente santuario significa “luogo sacro”, luogo dove, in forza di una speciale manifestazione, la divinità vi viene riconosciuta e venerata.
La loro nascita, che avveniva per impulso popolare, spesso non è riconducibile a fatti certi, anzi in alcuni casi è avvolta nella leggenda.

La Chiesa per molti secoli è stata l’unico sostegno contro le avversità, ed alla religione i sardi si sono rivolti con trasporto incondizionato: ne fa fede l’appassionata e gelosa devozione che si è sempre dedicata ai santi, non di rado assurti al ruolo di vessillo della fierezza degli isolani. Non a caso la stragrande maggioranza delle sagre è dedicata alla Vergine ed ai santi.
La storia religiosa della Sardegna inizia tre secoli dopo l’avvento di Roma, ed è proprio questa dominazione ad offrire molti esempi di fede cristiana tanto forte da sfidare il martirio.

La venerazione per la Vergine si esprime attribuendole i nomi più impensati, ad iniziare dalla già ricordata Madonna d’Itria per continuare con Nostra Signora di Bonaria, del Buoncammino, di Monserrato, della Defensa, per non parlare delle Vergini che assumono il ruolo di “pastora”o “avvocata” e trovano la maggior devozione negli ovili e nei rifugi di banditi.

Ma c’è un inno che dimostra - sia con le parole e, ancor più, con l’eccezionale livello musicale - quale sia l’intensità del sentimento dei sardi verso la Madre di Cristo. È un’“Ave Maria” che nulla ha da invidiare ad altre assai più famose.

“Deus ti salvet, Maria, chi ses de gràtia pièna: de gràtia ses sa vena e ‘i sa currènte. / Su Deus onnipotènte cun tegus est istàdu: / pro chi t’hat preservàdu immaculàta. / Beneitta et laudàda subra tottus gloriòsa: / mama, fiza e ispòsa de su Segnòre. / Beneìttu su fiòre e fruttu de su sinu: / Gesus, fiòre divìnu, Segnore nostru. / Pregàde a Fizu ‘ostru pro noi peccadòres: / chi tottus sos erròres nos perdònet./ Ei sa gràtia nos donet in vida e in sa morte: / e in sa diciòsa sorte in Paradìsu.”

(Dio ti salvi, Maria, che sei piena di grazia: / sei la vena di un torrente di grazia. / Il Dio onnipotente è stato con te: / perché t’ha conservata immacolata. / Benedetta e lodata su tutti gloriosa: / sei Madre, figlia e sposa del Signore. / Benedetto il fiore e frutto del tuo seno: / Gesù, fiore divino, Signore nostro. / Pregate vostro Figlio per noi peccatori: / perché tutti gli errori ci perdoni. / E la grazia ci doni in vita e nella morte: / e nella felice sorte in Paradiso.)

Momenti particolarmente sentiti sono le feste religiose. L’organizzazione delle sagre comporta un considerevole impegno; a farvi fronte, come già accennato, è generalmente un comitato con a capo un obriere, o il priore di una confraternita, che viene eletto il giorno della festa e conserva la carica fino alla ricorrenza successiva. A lui spetta l’onore di conservare il vessillo sacro (spesso anche un piccolo simulacro del santo) ed accompagnarlo in ogni altra festa religiosa; ma anche l’onere di provvedere, aiutato dai soci, alla questua indispensabile per recuperare i mezzi occorrenti a realizzare la festa dell’anno seguente.

Va da sè che il ricavato delle questue veniva utilizzato in buona misura per l’acquisto delle vettovaglie indispensabili a rifocillare i pellegrini, che raggiungevano le chiese campestri spesso come scioglimento di voti. Questo tipo di organizzazione esiste ancora oggi, mentre l’usanza dei banchetti e pernottamenti si perpetua nei pressi delle chiese, spesso circondate da modestissime abitazioni (cumbessìas, muristènes, ecc.) dove soggiornano i novenanti.

Questo attaccamento alle proprie radici è sempre più sentito nell’isola. Da molte parti ci si va orientando verso serie indagini sia per realizzare i costumi con la massima possibile fedeltà, sia per organizzare le sagre nella forma più autentica.