Prodotti tipici

Prodotti tipici

Gastronomia
L'isolamento geografico della Sardegna ha fatto sì che, nel corso dei secoli, le sue peculiarità gastronomiche si siano ma tenute intatte e genuine come un tempo. La provincia di Nuoro ha le sue tradizioni uniche, e le rispetta. Con la semola di grano duro si preparano il tradizionale pane carasau (noto anche come carta da musica), la fregola (pasta costituita da piccole palline confezionate a mano e tostate al forno) e i malloreddus (preparati con la semola migliore e con acqua tiepida leggermente salata, che nella migliore tradizione gastronomica sarda venivano aromatizzati con zafferano).

Tra i piatti a base di carne è caratteristico il porchetto allo spiedo, arrostito e insaporito coi rami di mirto, il capretto e la pecora bollita. In Sardegna si produce molta salsiccia, considerata il salume simbolo dell'isola. 
La natura incontaminata dei prati del territorio delle Barbagie è la materia prima fondamentale dei formaggi barbaricini. Nonostante i recenti processi di industrializzazione e terziarizzazione in quest’area la vocazione agro pastorale è ancora ben viva e resiste con centinaia di aziende che “conservano” tradizioni familiari ben ancorate, come nella produzione e “conservazione” di un prodotto di nicchia come il “Fiore Sardo”. Formaggio con storia millenaria e con processi produttivi tutti da conoscere: si produce con latte intero di pecora di razza sarda, fresco, coagulato con caglio d'agnello o di capretto. Il latte proviene da pecore allevate al pascolo effettuando due munte giornaliere (da fine ottobre a maggio) o una munta d'estate. Il Fiore Sardo è uno dei 31 formaggi italiani a Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.), ma l'unico formaggio ovino italiano prodotto con latte crudo.
Ma nel nuorese non si produce solo il fiore sardo ed è d’obbligo una citazione del Pecorino Sardo. Il formaggio che non manca mai nella tavola dei sardi abbinato al pane Carasau e innaffiato da un bon bicchiere di Cannonau (o degli altri vini caratteristici del territorio).

I dolci
Nel Nuorese ogni paese ha uno o più dolci caratteristici, una varietà di sapori (e di saperi) che formano un mosaico di bontà unico ed originale. L’usanza di confezionare dolci differenti per le numerose feste tradizionali è ancora ben viva soprattutto durante il Carnevale Barbaricino quando le donne sfornano una gran quantità di prelibatezze. Così come a Pasqua e Natale o a metà gennaio quando i piccoli paesi s’illuminano con i falò per i festeggiamenti di S. Antonio e S. Sebastiano. Alla confezione casalinga dei dolci si è associata, negli ultimi anni, la produzione di piccoli laboratori artigiani che nel rispetto della scelta delle materie prime e delle ricette originali garantiscono una produzione di qualità durante tutto l’anno. Tra i dolci più conosciuti è inevitabile la citazione dei Savoiardi (in lingua sarda assumono differenti “nomi”) che sono ottimi da consumare con il caffè e il thè. La mandorla è, invece, l’ingrediente principale degli amaretti che sono immancabili in tutte le case della Barbagia. Quando le comunità si radunano davanti ai “fuochi” per festeggiare San Antonio e San Sebastiano è tradizione gustare Su Pistiddu: focaccia farcita con vin cotto. Altri dolci da conoscere sono i Papassinos, i Marighosos, S'Aranzada e le Casadinas.
Il Torrone è il dolce più conosciuto e caratteristico del Gennargentu. Si produce nei paesi di alta montagna è soprattutto a Tonara, Desulo ed Aritzo che vantano una tradizione antica come dimostrano gli antichi carri con cui i venditori ambulanti percorrevano l’intera isola per commerciare il dolce prodotto. La tradizione del torrone è rimasta ancora ben viva è sono una ventina i torronifici attivi nell’area del Gal che innovano continuamente processi produttivi e lo stesso prodotto. Confezionato in formati diversi e con differenti aromi come il Limoncello e il Mirto.

Il Vino
Il nuorese è terra di Cannonau, Nasco e Moscato. Vitigni tradizionali che caratterizzano il paesaggio e che permettono la produzione di vini fortemente tipicizzati. In questi ultimi anni, dopo le politiche di espianto degli anni 80, nel territorio si assiste ad un movimento di rinascita della cultura della vite che ha permesso l’apertura di nuove cantine (di piccole dimensioni) e alla produzione di nuovi vini. Finalmente imbottigliati, etichettati e valorizzati come dimostrano i riconoscimenti prestigiosi ottenuti alle fiere nazionali più importanti come il Vinitaly.

Artigianato

Visitando i musei archeologici dedicati alla "bella età" nuragica (3500 anni fa) si scopre un giacimento di manufatti artigianali sorprendente: armi e amuleti in bronzo, vasi e piatti in ceramica finemente decorati, funzionali strumenti da lavoro in pietra. Una vera miniera del "sapere della mano" che persiste con "stile" e "gusto" nei piccoli paesi della provincia di Nuoro. Piccole comunità dove valenti artigiani continuano, con le necessarie trasformazioni moderne, a produrre con un pieno riferimento ad uno stile unico ed inconfondibile. Una creazione continua che si scopre nelle falegnamerie dove si compongono (e si restaurano) le tipiche cassapanche delle case tradizionali dei pastori o nella fantasia dei fabbri che forgiano eleganti manufatti in ferro. Senza dimenticare colori e forme delle ceramiche con evidenti influssi dell'arte preistorica che si ritrovano anche nei disegni dei tappeti che vengono creati dalle donne. Insomma un universo vario e tutto da scoprire. 

Il Sughero
L’area del nuorese è una zona di grande produzione di sugherete grazie alla presenza di boschi secolari che assicurano un’ampia disponibilità della materia prima. Utilizzata sin dai tempi più antichi, il popolo nuragico impiegava il sughero per impermeabilizzare le capanne, per il confezionamento di utensili della vita quotidiana. Una tradizione che si è conservata fino ai giorni nostri e che rivive anche grazie agli agriturismi dove non mancano mai i grandi vassoi dove si serve la carne. La qualità naturale del sughero barbaricino è sempre più apprezzata e richiesta dal mercato. In particolare nel settore vitinicolo con le cantine che per i vini preferiscono ancora i tappi “naturali” a quelli sintetici.